Camera condivisa

Retinette 2

A undici anni non si può pensare di avere tutto, almeno quando li avevo io. Così quando i miei genitori lasciavano la macchina fotografica con un rullino da finire, mi scervellavo per scattare principalmente foto ambientali piuttosto che persone. Dato che acquistando rullini da 24 o 36 pose, gli scatti erano tutti preziosi, ed era preferibile pensare bene decidendo cosa inquadrare prima di gettare al vento una parte della pellicola ricevendo la doppia delusione al momento della stampa completa della pellicola che in automatico produceva tutto, il buono e il poco buono. Non aveva molto senso dal punto di vista economico, scattare solo una parte dei fotogrammi disponibili perché lo sviluppo della pellicola aveva un costo a forfait a prescindere dal fatto che la pellicola fosse stata usata tutta o in parte; in aggiunta, le stampe che venivano eseguite in automatico dal laboratorio fotografico, avrebbero stampato anche gli scatti poco buoni. Se si riusciva a trovare un lab fotografico che controllava manualmente                                   la qualità, allora la spesa era adeguata alle foto risultate buone. Per chi usava in famiglia come tradizione la macchina fotografica solo per gli eventi significativi, poteva accadere di sviluppare solo a fine anno le foto contenute nel rullino ottenendo le stampe dagli scatti che probabilmente come a casa nostra interessavano eventi in un arco di tempo semestrale mostrando immagini delle vacanze estive insieme al Natale. A casa di mia mamma con o senza la Kodak Retinette II, accade ancora!

Ist. d'Arte Firenze sito web

Arrivato al liceo, l’Istituto d’Arte di Firenze, iniziai velocemente ad essere ispirato scattando foto su foto anzi rullino dopo rullino, ritraendo amici e oggetti di classe, sì perché iscritto ad oreficeria,

Incisione a bulino su rame
Incisione a bulino su rame

le fasi di lavoro dei miei progetti erano tutte interessanti e qui iniziarono i miei primi reportage a colori e per economia prima e per scelta estetica successivamente, in bianco e nero.

Feininger
Il mio libro formativo
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Grazie ad un libro che allora mi costò diversi sacrifici oltre all’inizio di una campagna abbonamenti della rivista “Fotografia”, scattò, è il caso di dirlo, la passione di occuparsi completamente di tutto il processo lavorativo fotografico, dallo scatto alla stampa finale con ingranditore bacinelle e acidi fu un passaggio veloce che portò le mie ambizioni di scatti fantasiosi e sperimentali ad un livello superiore. Allora la condivisione con altri era possibile solo attraverso club o circoli specifici che per mia timidezza e giovane età sceglievo di non frequentare; mi trovavo così a guardare e confrontare con le pagine del libro tutor per me di Feininger, per cercare rassomiglianze fra i suoi scatti pieni di sperimentazioni ed effetti speciali e qualcosa del genere che anche le mie stampe offrivano. Poi la fase successiva, quando un po’ più grandicello, decisi di occuparmi di ritrarre non solo oggetti e scenari ma gli umani e anche in qualche caso di me stesso. A Venezia esperienza vissuta con un gruppo di amici, mi divertii a documentare un carnevale, che in aggiunta ai visitatori provenienti da ovunque, vide la partecipazione straordinaria di circa 20 mila persone provenienti dal sud tutte vestite da Pulcinella o almeno così mi ricordo. Il viaggio di ritorno in treno dopo i ritardi e i sovraffollamenti di alcuni convogli in stazione non fu un’esperienza piacevole, ma la mia mente andava ad immaginare ciò che la fotocamera (condivisa) aveva scattato in quella formidabile e coloratissima giornata fino a impressionare 3 o 4 rulli fotografici. Quell’esperienza mi faceva sentire felice non meno di un fotografo quando soddisfatto, porta a casa il suo servizio rivedendo dentro la sua immaginazione e memoria ogni singolo scatto ragionato fermato e inciso su quel meraviglioso supporto tangibile che si chiama pellicola. Oggi cerco di gustarmi la verifica dello scatto dietro i monitor lcd degli apparecchi digitali che uso, ma non è più la stessa cosa. Mentre da una parte serbo nel cuore la suggestione di quelle lunghe attese quando al ritorno di una gita domenicale di scatti fotografici al mare o in campagna con gli amici, si doveva attendere l’apertura dei negozi il lunedì pomeriggio per consegnare i rullini sperando di ritirare le stampe, a fine settimana per poi condividere con gli amici le emozioni, e a volte constatare che la messa a fuoco su certe foto desiderate non era un granché, prendendosi le critiche bonarie degli amici più sinceri. A Venezia quella volta, i rumori dello scatto e della ricarica della pellicola  della mia Retinette, si ripetevano frequenti mentre cercavo la posa ideale, abbagliato dalle numerose coreografie che si componevano tutto il giorno davanti agli occhi di tutti, lasciando ad ogni fotografo esperto o neofita come me, il tempo necessario per cercare i momenti migliori. Ricordo che la spesa per lo sviluppo e la stampa delle foto, era argomento di battaglia e contrattazione per qualche lavoretto in casa che non scalfiva la mia passione nemmeno un po’, pronto piuttosto a rilanciare l’acquisto di nuovi rullini, prodotti chimici, e carta fotografica. Quasi sempre acquistavo i prodotti presso l’ottica Fontani, attiva ancora oggi, ma quasi esclusivamente per il  digitale, con i suoi validi commessi anche nella consulenza e vendita di apparecchi fotografici nuovi ed usati. Ah, che tempi eccitanti… Che nostalgia. Sviluppare pazienza nell’attesa di vedere stampati i propri scatti. Ancora più appassionante era, attendere una settimana per avere indietro i propri negativi bianco e nero sviluppati nei lab dei professionisti dall’altra parte della città pronti per essere inseriti nel frame dell’ingranditore e proiettati su carte di varie dimensioni, dopo aver chiuso le serrande e coperto religiosamente la finestra per allestire nella mia stanza da letto, la camera oscura! Qui ero capace di blindarmi subito dopo cena fino a tarda notte, guidando le stampe dalla bacinella dello sviluppo a quella del fissativo fino al risciacquo finale, per poi appenderle ad asciugare con mollette rubate alla mamma su uno spago. Il sonno, poco in quelle notti, era sempre impregnato delle rimanenze acide e un po’ nauseabonde che rimanevano nel mio fotolab – camera da letto, rendendomi forse un po’ alterato dandomi una percezione delle foto fatte anche più belle di quanto non fossero in realtà. Oggi che scrivo, maneggiando le foto di quei giorni per inserirle qui , torno indietro a quei tempi, grazie all’odore di acido acetico del fissativo che ancora alcune stampe non lavate bene continuano ad emanare. Sono le 23 e trentanove, parlando di fotografia, ho fatto tardi anche stasera. Mi riguardo un carnevale filmato da me anni fa ovviamente a Venezia, e vado a letto. Alla prossima!